L’IMPALA NON È MORTO, FINGE DI ESSERE MORTO MA NON LO SA.


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L’abuso sessuale determina reazioni e risposte complesse ma anche contraddittorie.

2021-04-20 | 16:53

L’IMPALA NON È MORTO, FINGE DI ESSERE MORTO MA NON LO SA.
L’abuso sessuale determina reazioni e risposte complesse ma anche contraddittorie.


La vergogna, la colpa, la paura, la sensazione di minaccia persistente (simile a quella che proviamo quando scopriamo che qualcuno ci è entrato in casa, ha aperto la nostra auto o ci ha insultato) si possono protrarre anche per anni, impedire alla vittima di esporsi, di denunciare, di rischiare un ulteriore ritraumatizzazione. Il desiderio è quello di dimenticare tutto e in fretta.

Non è possibile.


Succede anche un'altra cosa, una sorta di “dissonanza cognitiva” che fa dubitare di se stessi e di cosa sia veramente successo. Questo accade anche nelle fasi preliminari, in cui la vittima non riesce a difendersi in modo deciso, la mente è confusa, non si capisce bene quello che sta succedendo. Soprattutto quando l’aggressore è una persona di fiducia, la vittima rimane quindi sospesa nel dubbio, uno stato mentale in cui coesistono consapevolezza di ciò che è successo ma allo stesso tempo una tendenza a minimizzare, normalizzare o giustificare l’abuso (“mi ha stuprata perché era ubriaco, mio marito mi picchia perché è stressato”).


Ancora, il trauma determina uno stato di “ottundimento”, una sorta di “numbing”, esperienze dissociative che sono conseguenza dell’evento accaduto e che lasciano la vittima in uno stato alterato di coscienza per ore, giorni o anche anni. La vittima non riesce a raccontare quanto è successo, quando a volte lo fa, può farlo in modo distaccato, spesso con una specie di sorriso. Sono meccanismi neurofisiologici molto complessi che però causano nella vittima stati di vergogna e di colpa, e agli altri non risulta credibile.


Sfatiamo altre 2 leggende :

1- "Perché non ha chiesto aiuto, perché non ha urlato?"
(Molto spesso detto da avvocati e giudici). Perché si entra in uno stato neurovegetativo di “freezing” in cui il cervello si spegne. Le parole non escono, il corpo è congelato e bloccato, il terrore è muto (come per l’impala della foto). Le sensazioni rimangono però addosso per anni, negli incubi, nella vista, sulla pelle o nei visceri.


2- "Molte però si bagnano e raggiungono l’orgasmo."

Altri miti della cultura machista, tuttavia può accadere, semplicemente perché la stimolazione del clitoride, anche se forzata, violenta, può portare a raggiungere un orgasmo, siamo biologicamente fatti così. Un orgasmo però senza piacere. Doloroso e annientante.

 

SPOILER: grazie alla finta morte l'impala si salva!!!

https://www.youtube.com/watch?v=Ox7Uj2pw-80