Franco Battiato


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Battiato è il più grande di tutti.  Potrà piacere o non piacere la sua musica ma il fatto che sia il migliore di tutti è oggettivo e innegabile. 

18/05/2021 | 13:07

Franco Battiato stanotte ha lasciato il mondo terreno. Dopo una lunga malattia, quasi sicuramente Alzheimer, che per una mente brillante e geniale come la sua è stato davvero uno scherzo beffardo e cinico della vita. 

Battiato è il più grande di tutti. 

Potrà piacere o non piacere la sua musica ma il fatto che sia il migliore di tutti è oggettivo e innegabile. 

Ha esplorato e suonato tutti i generi musicali: musica leggera, rock progressivo, musica sperimentale, avanguardia, pop elettronico, lieder, arie barocche e romantiche, musica classica e musica antica, opera lirica, musica da camera, new age e world music sfociando qualche volte anche nel jazz. Ha realizzato vari film e tanti quadri, scritto vari libri, poesie e opere teatrali. Ha raggiunto in tutti gli questi ambiti risultati eccelsi, mantenendo sempre una sua coerenza interna. 

Nessuno come lui, può piacere o non piacere.

Inizia come cantante con la chitarra appena trasferitosi a Milano, nella seconda metà degli anni 60. Poi si incanala nel progressive sperimentale con 3 dischi tra i migliori del genere. Successivamente in circa 5 anni sforna 5 dischi di avanguardia pura dove la musica e il concetto astratto si fondono in unico linguaggio. Ha fatto con la musica quello che Fontana fece con le tele. Decide di cambiare, gli anni 70 volgono al termine, le cose cambiano, cambia anche lui. Il suo percorso umano, spirituale, musicale e mistico è in costante fermento evolutivo. Il suo insegnante di violino Giusto Pio diventa il suo più stretto collaboratore, pubblica “L’era del cinghiale bianco”, inventa un genere, cos’è? Pop progressivo intellettuale raffinato melodico? Non lo so, è Battiato. Ha sempre detto che poteva scrivere una canzone di successo in 5 minuti ma non gli interessava farlo. Poi però decide di farlo, ma solo per qualche anno. Con “Patriots” (forse il mio preferito) entra nella sua squadra il fido Filippo Destrieri abile tastierista e geniale suonista, successivamente arriva “La voce del padrone”, primo disco della storia italiana a superare il milione di copie vendute. Particolare interessante è che per arrivare a questo traguardo ci impiega un inverno e una primavera, il disco esce in sordina, all’inizio vende poco. Poi cresce piano piano grazie al passaparola. Iniziarono il tour nei piccoli club e lo terminarono nei grandi palasport. L’estate successiva alla sua pubblicazione (ottobre 1981) esplode. Nessuno se lo aspettava. Cosa unica nella storia della musica.

Continua questo trend per altri dischi, sempre accompagnato dai devoti Pio, Destrieri e altri suoi fedelissimi. Decide ancora di fermarsi, studia e si appassiona alla composizione di musica classica e lirica, compone l’opera “Genesi”. Dagli “scarti” della Genesi arrivano però altre canzoni di musica leggera, ma con decise influenze classiche. Esce l’album “Fisiognomica” con la superlativa “E ti vengo a cercare”. Negli anni successivi alterna vari album in cui fonde musica classica e musica leggera e altre composizioni prettamente classiche e operistiche (Messa Arcaica è un gioiello inarrivabile di composizione). 

Il toccante concerto di Bagdad. 

Poi conosce un vecchietto, un filosofo “dell’Isola”, un tipo strambo che non sapeva manco chi fosse Mina: Manlio Sgalambro. Si apre un nuovo capitolo che dura una decina d’anni, esplora generi musicali diversi in cui consolida i successi discografici (i dischi “L’imboscata”, “Gommalacca” e “Ferro Battuto” ne sono gli esempi forse più rappresentativi).

Intanto i vari dischi di cover, il primo registrato a Milo durante la famosa eclissi solare del 1999. Poi il ritorno alle radici, un altro disco sperimentale, siamo nel 2014. Tanti concerti, poi apparizioni diradate, anni di silenzio, illazioni, la malattia mai ufficializzata, e infine l’ultimo brano: “Torneremo ancora”, un toccante testamento, una dichiarazione spirituale pronunciata in musica con voce tremula.

E’ entrato nella mia vita da bambino, lo ascoltavo in radio quando lo beccavo. A 14 anni un mio amico mi registrò una cassetta con su “Patriots” e “La voce del padrone”. Quella cassettina ha segnato un passo fondamentale nel mio passaggio umano e musicale. Non esagero se dico che ha contribuito alla mia sopravvivenza. Poi negli anni cominciai ad approfondire la sua musica, mi regalarono “L’imboscata” e “Gommalacca”, poi comprai “Fetus” e “Pollution” innamorandomi di quelle sonorità spaziali e del Synth VCS3 usato all’epoca solo dai Pink Floyd. E’ l’unico artista sopravvissuto al mio snobismo metallaro e successivamente progressivo. Ho visto svariati concerti e ne ho persi ahimè tanti, mi dicevo: “Vabè tanto Battiato suona sempre e poi sta bene”. Mai mi sarei aspettato una simile fine, in questo modalità assurda.

Non mi mancherai Battiato perché ti porto nel mio cuore, nei miei ricordi, nei miei dischi, nella mia voce e sulle mie tastiere, sono solo tanto addolorato per come te ne sei andato, non lo meritavi. Ci rivedremo. 

Vito Lupo